Il carcere di Sant'Andrea
Il carcere di Sant’Andrea fu istituito nel 1810 dal governo napoleonico all’interno di un ex monastero benedettino del XII secolo, espropriato nel 1798 in seguito alla legge della Repubblica Ligure sulla soppressione dei conventi.
Sorgeva sul Piano di Sant’Andrea, la collina compresa tra l’attuale piazza De Ferrari (un tempo piazza San Domenico) e le torri di Porta Soprana. Ospitava sia detenuti comuni sia prigionieri politici, tra cui il patriota e giornalista Alberto Mario.
Tra il 1904 e il 1907 il carcere fu demolito insieme alla collina su cui sorgeva, per far spazio al nuovo tracciato di via XX Settembre e via Dante, oltre che all’ampliamento di piazza De Ferrari. L’abbattimento venne giustificato con esigenze di “rinnovamento urbano”, ma lo studioso Alfredo D’Andrade denunciò l’operazione come frutto di interessi speculativi. Grazie al suo intervento, tuttavia, il chiostro medievale venne riconosciuto come bene storico, smontato pietra per pietra e ricostruito nel 1922 nei pressi di Porta Soprana, dove si conserva tuttora.
Il carcere è ricordato anche in alcune opere letterarie ambientate a Genova, tra cui il romanzo La bocca del lupo di Remigio Zena, che lo descrive attraverso la figura della protagonista Bricicca. Reclusa ogni volta che veniva sorpresa a giocare clandestinamente al lotto, la donna trovava comunque in carcere un rifugio, dove poteva almeno mangiare e “vedere il cielo a quadretti”.