La necropoli dell'Acquasola
Esiste una Genova sotterranea, affascinante e misteriosa, quasi sconosciuta ai più, che si estende per chilometri sotto la città.
Sotto il parco dell’Acquasola si trova infatti una vera e propria necropoli, nata durante la terribile peste del 1656-1657, che decimò la popolazione: dei circa 90.000 abitanti dell’epoca, solo 30.000 sopravvissero. I corpi delle oltre 60.000 vittime furono gettati dall’alto in profondi pozzi e ammassati nei sotterranei del bastione, trasformando il sottosuolo del parco in un immenso cimitero, dove ancora oggi giacciono decine di migliaia di scheletri.
Ma come nacque questo luogo? L’area era stata inizialmente utilizzata come deposito dei detriti provenienti dallo scavo della futura via Garibaldi. Questi cumuli di terra si trovavano a ridosso del bastione dell’Acquasola, punto strategico delle mura cinquecentesche progettate da Giovanni Maria Olgiati su incarico di Andrea Doria. Nel tempo, la zona ebbe diversi utilizzi: spazio militare, campo per il gioco della palla genovese, discarica.
Con l’arrivo della peste, il parco venne trasformato in fossa comune. I cadaveri, ammassati nei sotterranei, divennero talmente numerosi che, secondo le cronache, un rigagnolo putrido fuoriusciva dalle mura in direzione di via San Vincenzo. Il luogo, già reso malsano dall’accumulo di detriti e carcasse animali, divenne così uno dei simboli della tragedia.
Durante la trasformazione dell’Acquasola in giardino pubblico, nel 1835, quei resti furono ulteriormente ricoperti e rimangono tuttora a pochi metri sotto il suolo. Oggi i sotterranei sono oggetto di esplorazioni speleologiche condotte da gruppi genovesi, che vi accedono da un passaggio situato presso la Porta dell’Olivella.