Palazzo Reale
Il Palazzo Reale di Genova, noto anche come Palazzo Stefano Balbi, è uno dei più importanti edifici storici della città e fa parte dei 42 Palazzi dei Rolli. Oggi è un complesso museale che comprende la dimora storica, il giardino annesso e la Galleria di Palazzo Reale, una delle principali pinacoteche genovesi. L’edificio rappresenta un significativo esempio di architettura barocca dei secoli XVII e XVIII, conservando ancora intatti ambienti di rappresentanza con affreschi, stucchi, arredi e opere pittoriche.
La costruzione iniziò tra il 1643 e il 1650 per volontà di Stefano Balbi (1581-1660) e fu portata avanti dal figlio Giovanni Battista, appartenenti alla potente famiglia che ideò la sistemazione urbanistica della Strada dei Balbi. Il progetto, affidato agli architetti Pier Francesco Cantone, Michele Moncino e Giovanni Angelo Falcone, prevedeva un corpo centrale quadrato e due ali rivolte verso il mare, nucleo originario dell’attuale edificio. All’epoca il prospetto su via Balbi misurava 30 metri, molto meno dei quasi 100 metri attuali. Terminata la costruzione, i Balbi affidarono la decorazione ad alcuni dei maggiori pittori del tempo: i genovesi Valerio Castello (autore del celebre affresco della Fama) e Giovan Battista Carlone, oltre ai bolognesi Angelo Michele Colonna e Agostino Mitelli (affresco con Primavera e Inverno). La morte prematura di Stefano e Giovanni Battista durante la peste del 1657 interruppe i lavori.
Nel 1677 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Durazzo, che nel 1685 lo ampliarono incorporando un edificio adiacente. Nel 1705 l’architetto ticinese Carlo Fontana ne ridisegnò profondamente l’aspetto: modificò portale, atrio e scaloni, aggiunse un cortile, un giardino pensile affacciato su via Prè e sul Porto Vecchio, e inglobò il Teatro del Falcone, attivo già da tempo.
Con l’annessione della Repubblica di Genova al Regno di Sardegna, nel 1824 il palazzo passò alla famiglia Savoia. Carlo Felice lo utilizzò come residenza estiva, mentre in occasione delle nozze di Vittorio Emanuele II con Maria Adelaide (1842) furono commissionati interventi scenografici a Michele Canzio, che trasformò le sale del Trono, delle Udienze e il Salone da Ballo. Anche gli appartamenti del piano nobile furono rinnovati da artisti genovesi come Giuseppe Isola, Giacomo Varese e Santo Varni. Nel 1885 fu costruito un collegamento diretto con il porto e la tribuna reale nella chiesa di San Sisto.
Con lo spostamento della capitale a Roma, il palazzo perse importanza per la famiglia reale e nel 1919 fu ceduto allo Stato da Vittorio Emanuele III, diventando sede del Museo di Arti Decorative. Durante la Seconda guerra mondiale subì gravi danni, in particolare il Teatro del Falcone, distrutto dalle bombe e successivamente ricostruito. Nel 1964 fu invece demolito il ponte reale che collegava l’edificio al mare, in seguito alla costruzione della sopraelevata.