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Piccon, dagghe cianin!

La canzone ricorda con nostalgia il periodo tra gli anni '50 e '60 in cui il colle di Piccapietra venne completamente spianato per collegare via XX Settembre a piazza Corvetto con via XII Ottobre.

 

Descrizione

Scritta nei primi anni ’50 dal paroliere Ottavio De Santis e arrangiata inizialmente dal direttore d’orchestra di bordo Gino Pesce, la canzone – ispirata alla celebre Casetta de’ Trastevere ma con una linea melodica ancor più intensa – racconta di un genovese che, tornando nel quartiere di Piccapietra, vede demolire la casa dove era nata sua madre. 

Tra i calcinacci riconosce frammenti della sua infanzia e, nel momento in cui i muratori colpiscono a picconate proprio il balcone dei suoi ricordi, li implora di farlo “piano piano”, con rispetto per quel luogo tanto caro.

 

Il brano rimase a lungo in ombra, fino a quando, nel 1973, i Trilli al loro esordio lo riproposero nell’album Canti de casa mae, con un nuovo e straordinario arrangiamento realizzato nel 1972 dal Maestro Giampiero Darini. 

L’introduzione fredda di flauti ottenuti con il mellotron, gli archi a impreziosire il ritornello, le percussioni che scandivano gli inesorabili colpi del piccone, lo struggente violoncello nella seconda strofa e il finale sospeso rendevano il brano un piccolo capolavoro. Su tutto, la voce inconfondibile di Pucci e i controcanti intensi di Pippo, capaci di trasformarlo in pura emozione.

 

Pubblicato anche su 45 giri, insieme a quello che sarebbe diventato il tormentone dell’epoca Trilli Trilli, il disco superò il milione di copie vendute: un record assoluto per un “disco piccolo” in dialetto genovese. 

A distanza di 51 anni dalla sua riproposizione e a 75 dalla composizione originale, il brano continua a vivere grazie ai Trilli di Vladimiro Zullo, figlio ed erede artistico di Giuseppe “Pippo” Zullo. Ancora oggi resta tra i brani più amati, richiesti e commoventi del repertorio genovese.

Anteprima video

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Piccon, dagghe cianin!

Piccone, fa' pianino

Testo originale

 

Fra i moìn de Picaprîa che fàn stramûo

ghe n’êa de câza dónde són nasciûo

ghe són pasòu pe câxo stamatìn

ma fòrse o cheu o goidâva o mæ camìn

chi l’é de Zêna òu sa perché ‘n magón

o m’à inpedîo de dî quést’òraçión

 

Picón dàgghe cianìn

mi són nasciûo chi sótta a sto camìn

són miâge che m’àn vìsto co-o röbìn

arigoelâme in gîo co-o careghìn

Picón dàgghe cianìn

sôvia sta ciàppa rótta a tochetìn

i cónpiti gh’ò fæto de latìn

e gh’ò mangiòu trenétte e menestroìn

 

Ma za ti stæ caciàndo zu o barcón

ti véddi gh’é a Madònna da Paisción

l’à fæta mæ bacàn trént’ànni fa

pe gràçia riçevûa in mêzo a-o mâ

 

Picón dàgghe cianìn

són tùtti córpi dæti in sciô mæ cheu

se pròpio fâne a mêno ti no peu

picón dàgghe cianìn

 

Credéime pöche vòtte ò cénto, génte,

no m’emosciónn-o tròppo façilménte

ma quànd’ò vìsto càzze a piconæ

a stànsa dôve gh’é nasciûo mæ moæ

me s’é afermòu quarcösa pròpio chi

ò cénto e ò pregòu coscì

 

Picón dàgghe cianìn

són tùtti córpi dæti in sciô mæ cheu

se pròpio fâne a mêno ti no peu

picón dàgghe cianìn

 

(Finalino)

Fèrmite ‘n pö picón, t’aröbo ‘n món

in tòcco de poexîa do Ciàn de Picaprîa

Traduzione

 

Fra i mattoni di Piccapietra che fanno trasloco

ce n’erano della casa dove sono nato

ci sono passato per caso stamattina

ma forse il cuore guidava il mio cammino

chi è di Genova lo sa perché un magone

mi ha impedito di dire questa orazione

 

Piccone fa’ pianino

io sono nato qui sotto a questo camino

sono muri che mi hanno visto con il vestitino da bambino

rotolarmi in giro con la seggiolina

Piccone fa’ pianino

sopra questa lastra rotta a pezzettini

i compiti ho fatto di latino

e ho mangiato trenette e minestroni

 

Ma già stai demolendo il balcone

vedi c’è la Madonna dell’Apparizione

l’ha fatta mio padre trent’anni fa

per grazia ricevuta in mezzo al mare

 

Piccone fa’ pianino

sono tutti colpi dati sul mio cuore

se proprio farne a meno non puoi

Piccone fa’ pianino

 

Credetemi poche volte ho pianto, gente,

non mi emoziono troppo facilmente

ma quando ho visto cadere a picconate

la stanza dove è nata mia madre

mi si è fermato qualcosa proprio qui

ho pianto e ho pregato così:

 

Piccone fa’ pianino

sono tutti colpi dati sul mio cuore

se proprio farne a meno non puoi

Piccone fa’ pianino

 

(Finalino)

Fermati un po’ piccone, ti rubo un mattone

un pezzo di poesia del Piano de Piccapietra

 

Biografia

I Trilli sono un duo musicale folk dialettale genovese, nato ufficialmente nel 1973 da un’idea di Michele Maisano, in arte Michele, cantante genovese di successo, particolarmente noto negli anni '60 e '70. Il gruppo era composto da Giuseppe Zullo, conosciuto come Pippo (1948-2007), e Giuseppe Deliperi, detto Pucci (1942-1997), e si distingue per un repertorio in lingua ligure che alterna brani della tradizione popolare a pezzi umoristici e goliardici.


Prima di formare il duo, entrambi i membri avevano già maturato esperienze musicali differenti. Pippo, infatti, si era formato come musicista e cantante di pianobar, con una spiccata inclinazione verso la musica cantautorale e internazionale. Pucci, invece, aveva un’impronta artistica più folk, caratterizzata da una grande simpatia e da un’attività musicale che lo portava a girare per le osterie e le strade di Genova, dove regalava le sue canzoni al popolo, che ne rimaneva incantato.


Il debutto televisivo dei Trilli avvenne nel 1975, nel programma “Canto popolare” sulla Rai, dove interpretarono i brani “Trilli Trilli” e “Piccon dagghe cianin”. 
L’apice della carriera del duo si raggiunse nel 1984 con la partecipazione al Festival di Sanremo, dove presentarono il brano in italiano “Pomeriggio a Marrakech”.
Nel corso della loro carriera, i Trilli hanno pubblicato un totale di 9 album in formato LP (“33 giri”), 16 singoli (“45 giri”), oltre a numerose raccolte e produzioni individuali. Tra i loro dischi più celebri si annoverano “Canti de casa mae”, “O Trillalero” e “Vico drito Pontexello”. Il duo ha partecipato a numerosi programmi televisivi su emittenti nazionali come Rai, Canale 5, Telemontecarlo e diverse TV regionali del Nord Italia.


La loro musica, ancora oggi, continua a rappresentare una parte significativa della tradizione musicale ligure anche grazie alla prosecuzione del rinnovato progetto artistico curato da Vladimiro Zullo, in arte Vladi, figlio di Giuseppe Zullo, Pippo dei Trilli.

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