FAQ Trova le risposte alle domande più frequenti sul progetto di Coop e LifaGate Foresta Blu. Cos’è e dove si trova la Posidonia oceanica?Le foreste esistono anche sott’acqua e sono preziose tanto quanto quelle terrestri. Queste foreste sono composte dalle “fanerogame marine”, un gruppo di piante marine fondamentali per la salute dei nostri mari, e per la nostra.La Posidonia oceanica è la pianta marina dominante e più importante di tutto il mar Mediterraneo (Green e Short, 2003), nonché endemica. Infatti, nonostante nel nome abbia “oceanica”, la si trova solo nel nostro mare (Telasca et al., 2015). La Posidonia forma grandi praterie sommerse, dette posidonieti, che si estendono dalla linea di costa fino anche a 40 m di profondità in acque particolarmente limpide. (Boudouresque et al., 2006)Nonostante si faccia spesso confusione, la Posidonia oceanica non è un’alga bensì una pianta marina perché ha radici, fusto (detto rizoma), foglie e fiori, proprio come le piante terrestri.In Italia, sono molte le regioni che hanno praterie di Posidonia oceanica, soprattutto lungo il Tirreno. In Adriatico le praterie si incontrano dalla Puglia che conserva ancora dei ricchi posidonieti seppur diversi di essi mostrano segnali di regressione. (Telasca et al., 2015) Perché è così importante per noi?I posidonieti sono ecosistemi importantissimi, capaci di fornire una grande varietà di “servizi ecosistemici”, ovvero quella serie di servizi che i sistemi naturali generano (gratuitamente) a favore dell'uomo (Capasso et al., 2024): producono ossigeno: è stato calcolato che ogni metro quadrato di prateria può generare quotidianamente da 4 a 20 litri di ossigeno (Bay, 1978). Hanno dunque un ruolo cruciale nell'ossigenazione delle acque marine;assorbono il doppio dell’anidride carbonica rispetto alle foreste, stoccandole all’interno delle “matte” (un intreccio di rizomi, radici e sedimenti intrappolati nella parte inferiore di queste piante) per diversi millenni (Monnier et al., 2020), rimuovendo quindi considerevoli quantità di anidride carbonica dall'atmosfera e mitigando gli effetti dei cambiamenti climatici (Mcleod et al., 2011);favoriscono la biodiversità animale ospitando tantissimi organismi, si stima che il 25% delle specie marine del Mediterraneo abiti in queste praterie, rendendole un hotspot di biodiversità unico (Boudouresque & Meinesz, 1982; Bell & Harmelin-Vivien, 1983; Bellan-Santini et al., 1994; Francour, 1997; Boudouresque, 2004; Boudouresque et al., 2012). Basti pensare che un ettaro di prateria di Posidonia produce ogni anno circa 20 tonnellate di sostanza organica (Bouderesque e Meinesz, 1982): una fonte di nutrimento fondamentale per una vasta gamma di organismi;stabilizzano i fondali sabbiosi e morbidi (Boudouresque, 2013)riducono tantissimo l’erosione delle coste svolgendo un’azione da freno idrostatico, evitando che la grande energia delle onde impatti sulle coste e si porti via chilometri e chilometri di spiagge (Jeudy De Grissac, 1984a)Il valore dei servizi ecosistemici sopra citati, associati alla prateria di Posidonia, è stato quantificato in 172 euro all’anno per metro quadrato (Vassallo et al., 2013). Perché dobbiamo difenderla e da cosa?Nonostante i posidonieti sono protetti dalla direttiva Habitat (92/43/CEE) e classificati come habitat prioritari, nei decenni scorsi abbiamo assistito a una forte regressione dei posidonieti. Si stima che negli ultimi 50 anni la loro superficie sia diminuita di oltre il 30% (Telesca et al., 2015). Secondo i dati ISPRA (ISPRA, 2022), la superficie totale di praterie italiane di Posidonia in regressione attualmente è di circa 50.000 ettari.Le principali cause di questa regressione dei posidonieti (Orth et al., 2006) sono l’utilizzo delle reti a strascico e l’ancoraggio delle imbarcazioni sui fondali dove ci sono posidonieti che rischiano di strappare via foglie, rizomi o addirittura intere piante; l’inquinamento da idrocarburi e sostanze chimiche che danneggiano i posidonieti e rendono le acque più torbide. Le altre minacce sono sempre legate ad attività antropiche come gli scarichi industriali in acqua, l’acquacoltura, le conseguenze dei cambiamenti climatici e l’attecchimento di specie alloctone, chiamate spesso “specie aliene”, frequentemente arrivate nei nostri mari da imbarcazioni che provengono da altri mari. Difendere la Posidonia è dunque un’azione fondamentale, non solo per un tema strettamente ambientale ed etico, ma perché offre alle persone importanti benefici in termini di salute ed economici. Come possiamo difendere la Posidonia?Oltre ad avere comportamenti più responsabili, c’è un modo oggi per favorire il ripristino spontaneo di questa importante pianta: monitorare lo stato di salute dei posidonieti per capire quali sono quelli in maggiore regressione che potrebbero quindi essere oggetto di attività di tutela e/o di riforestazione;rimuovere le cause della sua regressione, coinvolgendo la società civile in un approccio più responsabile, ad esempio, impedendo di esercitare quelle azioni che costituiscono la causa principale di fragilità dei posidonieti Posidonia oceanica è una pianta con crescita molto lenta (Marbà & Duarte, 1998) e la sua ricolonizzazione naturale, laddove le cause di regressione dovessero cessare, richiederebbe tempi estremamente lunghi. Queste premesse hanno fatto sì che, negli ultimi anni, sia sorta l’esigenza di tutelare le praterie anche attraverso interventi di conservazione attiva che prevedono il trapianto di porzioni di prateria al fine di ripristinare l’ecosistema degradato (Meinesz et al., 1991). Avendo una crescita molto lenta, anche il suo trapianto è un processo lento di ricolonizzazione in cui le talee selezionate devono attecchire ed espandersi fino a ricostituire, solamente dopo molti anni, una prateria che riporti alla sua condizione naturale. Un trapianto, quindi, non deve essere immaginato come un rapido rinverdimento, così come avviene per un prato in ambiente terrestre ma uno strumento per promuovere la resilienza di questo habitat. Nota bene: affinché l’intervento sia efficace ed efficiente, è preferibile lavorare sulle praterie di Posidonia Oceanica che:mostrano segni di regressione ma che sono sulla via del recupero;sono sottoposte a tutela per la rimozione della causa di regressione (vedi Aree Marine Protette e posizionamento campo boe) Le tutele più importanti da avere sui siti dove è previsto l’impianto, sono il divieto di ancoraggio sul fondale e di pesca a strascico. Cos’è il progetto Foresta Blu promosso da Coop?“Foresta Blu”è la nuova campagna di Coop per il ripristino e la protezione di tratti di praterie di Posidonia oceanica importantissima preservatrice della qualità dei nostri mari. Praterie di queste piante marine saranno riforestate e protette nel biennio 2024-2025.Si parte tra maggio e giugno con 200 metri quadrati di posidonia reimpiantata a largo dell’Isola di Bergeggi, area marina protetta in provincia di Savona, habitat preservato ed ideale per l’attecchimento di nuove praterie. Realizzata in collaborazione con l’Università di Genova: sul fondale vengono installate reti in biostuoie di cocco al posto di vecchi posidonieti, sopra a queste vengono innestate talee di posidonie e poi il monitoraggio di attecchimento per i 24 mesi successivi. Stesso iter si seguirà nel 2025 davanti l’Isola d’Elba. A settembre 2024 saranno individuate e monitorate le aree dove sorgono praterie di posidonie in regressione e nel 2025, avverrà la riforestazione di 100 metri quadrati di posidonia e il posizionamento di un campo boa in grado di garantire la protezione in superficie e scongiurare così agganci troppo invasivi per la pavimentazione marina. Discorso diverso quello dell’Adriatico dove la posidonia, scalzata in parte dalle foci del Po, si localizza solo nella zona Sud del mare, di fronte alle coste della Puglia. Nelle acque di Monopoli, Torre Guaceto e Savelletri si procederà agli inizi di luglio 2024 al monitoraggio scientifico dei tre bacini acquei per verificare lo stato di regressione o conservazione di praterie già esistenti e si godrà della presenza della barca a vela Anywave per sviluppare un’azione di conoscenza e sensibilizzazione sul tema. Quali sono le azioni chiave sulla Posidonia previste dal progetto Foresta Blu, dove e con quali partner?Il Progetto Foresta Blu si occuperà di alcuni posidonieti in Italia, in particolare:Tirreno, Liguria: riforestazione di 200 mq di Posidonia Nell’estate 2024, nell’Area Marina Protetta Isola di Bergeggi, dove sono già state rimosse le cause di regressione, ad esempio, vietando le attività di pesca e di ancoraggio sui fondali, in collaborazione con l’Università di Genova e l’ISSD (International School for Scientific Diving), Coop promuoverà la riforestazione di 200 metri quadrati di Posidonia trapiantando circa 4.000 talee. Questa azione permetterà di ampliare il posidonieto esistente, promuovendo la sua rigenerazione naturale nel tempo. L’attività sarà poi monitorata per due anni grazie al team di ricercatrici e di ricercatori universitari dell’Università di Genova per verificare il successo dell’intervento, la crescita delle talee e stimare i benefici per l’ecosistema marino generati dal nuovo impianto.Nota bene: l'Area Marina Protetta "Isola di Bergeggi" è soggetta a vincoli volti a regolare e limitare l'accesso umano, le attività di pesca, il turismo, le pratiche di diporto e altre attività che potrebbero avere un impatto negativo sull'ecosistema marino. Questa circostanza costituisce un solido fondamento per l'avvio di un'operazione di riforestazione connotata da criteri scientifici, che porterà un impatto sostanziale positivo sul processo di recupero del tratto costiero in esame. Adriatico, Puglia: monitoraggio sullo stato di salute di 3 posidonieti Grazie al supporto scientifico dell’Università di Bari Aldo Moro (Department of Biosciences, Biotechnologies and Environment - DBBA), saranno monitorati tre grandi posidonieti, ritenuti in maggiore regressione, al fine di verificare l’attuale stato di salute delle praterie di Posidonia oceanica presenti nelle località di Monopoli (BA), Savelletri (BR) e Torre Guaceto (BR). Tale monitoraggio metterà in luce le aree di prateria più impattate in maniera diretta dalle attività umane e maggiormente meritevoli di interventi di tutela e di mitigazione degli impatti, supportando la rimozione delle cause di regressione.Le tre aree di studio sono state individuate sulla base delle indagini pregresse da parte del team di ricerca dell’Università di Bari. In tale fase sarà effettuato un monitoraggio volto alla valutazione dello stato di conservazione della prateria. Sarà altresì predisposto un sistema per monitorare i limiti della prateria e stimare eventuali progressione o regressioni nel tempo. Durante i mesi estivi, sarà anche valutata la presenza di imbarcazioni da diporto al fine di individuare le aree che potrebbero beneficiare maggiormente di azioni e/o vincoli di tutela non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche socioeconomico. Tirreno, Toscana: posizionamento di un campo boe per la tutela di un posidonieto in regressione e riforestazione di 100 mq di PosidoniaNella primavera / estate 2025, all’Isola d’Elba parte dell’arcipelago toscano, sarà posizionato grazie al progetto Foresta Blu un campo boe che ha lo scopo di vietare l’ancoraggio sui fondali e la pesca a strascico così da inserire una protezione per il posidonieto in regressione presento in un punto specifico dell’Isola. Di fatti, il posidonieto in regressione individuato all’Isola d’Elba necessita per la sua rigenerazione spontanea e per permettere azioni di ripristino, la rimozione delle cause che ne hanno determinato il degrado. Insieme al posizionamento di un campo boe, il progetto permetterà anche la riforestazione di 100 mq di Posidonia dove saranno trapiantate circa 2.000 talee, in collaborazione con l’Università di Genova e l’ISSD (International School for Scientific Diving). L’attività sarà poi monitorata per due anni grazie al team di ricercatrici e di ricercatori universitari dell’Università di Genova per verificare il successo dell’intervento, la crescita delle talee e stimare i benefici generati dal nuovo impianto per l’ecosistema marino.Nota bene: laddove c’è un posidonieto non sottoposto a tutele ed in regressione a causa prevalentemente dell’ancoraggio e/o pesca a strascico, sarà importante agire per rimuovere queste condizioni, introducendo tutele come ad esempio il posizionamento di campi boa per offrire una forma di ormeggio alle barche vietando però l’ancoraggio sui fondali. Questo consente di evitare di protrarre le cause di regressione e dare dunque una chance al posidonieto di «guarire» da solo. Infine, per tutte le attività esposte sopra, il partner scientifico che supporta la progettazione, il coordinamento e la verifica dei risultati raggiunti, è LifeGate: società benefit considerata da oltre vent’anni l’hub di riferimento per lo sviluppo sostenibile. Dal 2023 membro della Water Defender Alliance oggi, ancora in collaborazione con il partner scientifico LifeGate, Coop rinnova il suo impegno per far tornare a respirare i nostri mari diventando dunque, con il suo progetto Foresta Blu, un Water Defender e promuovendo azioni di monitoraggio, tutela e ripristino di posidonieti in diversi territori italiani. Come sempre, l’obiettivo principale è quello di sensibilizzare la società civile e promuovere un cambiamento nei modelli di comportamento per rimuovere alla base le cause del problema portando al contempo delle soluzioni molto concrete per agire sui problemi individuati, cercando di ridurne l’impatto e le relative conseguenze per gli ecosistemi. Quali sono le metodologie perseguite per le azioni sulla Posidonia? La tecnica di riforestazione in Liguria e in ToscanaLa tecnica che utilizzeremo in Liguria (Area Marina Protetta Isola di Bergeggi) e in Toscana (Isola d’Elba) è stata sviluppata dalla International School for Scientific Diving (ISSD), nata dall’idea di utilizzare materiali e metodi già impiegati con successo in ambiente terrestre in opere di ingegneria naturalistica. L’applicazione di tali tecniche in ambiente marino è ormai piuttosto consolidata ed è stata oggetto di diverse pubblicazioni scientifiche acquisendo quindi una credibilità scientifica riconosciuta sia a livello nazionale che internazionale. Per riforestare la Posidonia oceanica si posizionano sul fondale delle biostuoie in fibra di cocco, stese sotto una rete metallica che le tiene ben salde e adese al fondale. Il sistema è composto da un elemento di rinforzo metallico costituito da una rete esagonale a doppia torsione accoppiata, già durante la fase produttiva, ad una rete in fibra naturale 100% di cocco.La riforestazione vera e propria prevede la raccolta delle talee di Posidonia oceanica, recuperandole tra quelle eradicate da fenomeni naturali (es. mareggiate) o per le attività dell’uomo (es. ancoraggi). Una volta raccolte, le talee saranno analizzate visivamente dai biologi della ISSD e dell’Università di Genova per selezionare quelle più vitali. Le piante prescelte saranno potate in modo da essere stimolate alla formazione di nuove radici e facilmente ancorabili alla rete in fibra di cocco sul fondo. In ogni lotto di 100 metri quadrati dove sono state posate le biostuoie, verranno messe a dimora circa 2.000 talee di Posidonia. Le operazioni subacquee di posa delle biostuoie e di riforestazione saranno condotte da Operatori Scientifici Subacquei (OSS) appositamente formati dalla ISSD per lo scopo, al fine di garantire i migliori risultati operativi nella massima sicurezza. La riforestazione con nuove talee di Posidonia e la ricostituzione di aiuole di Posidonia porterà, nel tempo, a un aumento certo della biodiversità associata. Sostenibilità della tecnica di riforestazione applicataL’impiego di stuoie biodegradabili rappresenta un metodo di trapianto particolarmente sostenibile da un punto di vista ecologico e quindi idoneo anche per progetti su ampia scala. Anche l’utilizzo di talee reperite in situ tra quelle già eradicate per fenomeni naturali e/o attività antropiche costituisce un interessante sviluppo applicativo in grado da una parte di annullare il rischio di possibili impatti sulle praterie donatrici e dall’altra di dare una nuova opportunità di crescita a talee altrimenti destinate ad essere perdute. Il monitoraggio post riforestazione in Liguria e in ToscanaLe attività di riforestazione realizzate nell’ambito del progetto Foresta Blu, saranno oggetto di monitoraggio da parte del team di ricercatrici e di ricercatori dell’Università di Genova già nella fase iniziale, ovvero di valutazione delle condizioni di pre-restauro (baseline) nelle aree selezionate. La valutazione includerà un’analisi dello stato attuale di salute della prateria in oggetto. Per i due anni successivi al trapianto, sarà valuta la sopravvivenza delle talee reimpiantate e, di conseguenza, il successo degli interventi grazie ad un monitoraggio che prevede rilevamenti periodici sulle aree riforestate, almeno per due anni dopo la conclusione delle azioni di restauro, e almeno 4 volte all’anno, ogni 3 mesi. Un tempo di monitoraggio di due anni permetterà di valutare l'evoluzione delle praterie ripristinate e di comprendere le condizioni ambientali circostanti. Si prevede di tenere monitorati, oltre al tasso di sopravvivenza delle talee, anche la densità dei fasci fogliari effettuando il conteggio delle talee ancora ancorate al substrato, il conteggio del numero di fasci fogliari in ogni nucleo impiantato sulle stuoie e il conteggio del numero di stuoie ancora presenti dopo l’impianto. Il monitoraggio dei tre posidonieti in PugliaL’attività di indagine preliminare sarà realizzata mediante veicolo filoguidato ROV (Remotely Operated Vehicle) modello “BlueROV3” (BlueRobotics) di tipo “(Light) Observation Class” dotato di 8 propulsori, munito di videocamera full-HD, di un video overlay selezionabile per fornire informazioni relative a posizione georeferenziata, profondità, temperatura, data, ora e tempo di immersione in fase di analisi video. Le prospezioni video con mezzo ROV restituiranno almeno tre transetti georefenziati per ognuno dei tre siti oggetto d’indagine, fornendo informazioni sulla profondità e sul posizionamento del limite inferiore, intermedio e superiore dei posidonieti.Inoltre, gli operatori subacquei coinvolti, effettueranno un monitoraggio specificatamente mirato alla valutazione dello stato di conservazione della prateria. In ciascuna stazione saranno effettuate una serie di analisi in immersione, al fine di rilevare i primi parametri utili alla valutazione dello stato di qualità. In particolare, saranno valutati i seguenti parametri:• Densità assoluta, che rappresenta uno dei parametri più importanti per la valutazione dello stato di una prateria. • Stima della copertura, espressa come percentuale di fondale colonizzato da Posidonia oceanica, ottenuta per valutazione svolta contemporaneamente e autonomamente da due operatori sempre in immersione, in un’area circolare avente un raggio di 5 m.Inoltre, in quei siti dove i posidonieti risulteranno sufficientemente estesi, per poter effettuare prelievi significativi, saranno prelevati ciuffi di Posidonia al fine di approfondire una serie di aspetti biologici della prateria. Qual è il ruolo di Anywave? Il progetto Foresta Blu ha un obiettivo sfidante e olistico: oltre a generare un impatto positivo per l’ecosistema marino, grazie alle azioni proposte per riforestare, monitorare e proteggere tratti di praterie di Posidonia, vuole creare interesse ed educazione ambientale sui comportamenti che possono fare la differenza per la salute dei nostri mari, anche con semplici gesti quotidiani. Per questo, Anywave La barca da regata, partner di Coop già in Barcolana, è l’ausilio immancabile di questa campagna sulle acque. Anywave nel 2024 amplia il proprio progetto di navigazione rispettosa degli ecosistemi. Dopo la figura del REco, il responsabile ecologico di bordo incaricato della programmazione sostenibile di cambusa e navigazione, da quest’anno porta in mare un innovativo kit di spugne, promosso da LifeGate nell’ambito della Water Defenders Alliance, che permette di prevenire e assorbire anche i piccoli sversamenti accidentali che possono verificarsi già a bordo, ad esempio nelle manovre di pulizia delle acque di sentina, di rifornimento della barca o di manutenzione del motore. Infatti, anche le barche a vela seppur sfruttano l’energia naturale del vento, per entrare e uscire dal porto devono necessariamente usare il motore. Per questo, una barca già così attenta e sensibile alla navigazione sostenibile sarà un ottimo testimonial anche di questo importante messaggio contro gli sversamenti accidentali di idrocarburi.Anywave sarà anche luogo di incontro e di racconto della biodiversità marina. E incrocerà e sosterrà “Foresta Blu” nella tappa adriatica dove, a seguito del monitoraggio, ospiterà a bordo scienziati, biologi marini e attivisti per illustrare i risultati. A settembre poi a salpare sulla Anywave, per un’uscita didattica nella zona del Conero, saranno anche 10 ragazzi selezionati tra i 100 della community di giovani che da aprile sono impegnati nel progetto Sea Explorers. Cosa c’entrano gli sversamenti di idrocarburi con il progetto Foresta Blu?Le iridescenze che vediamo sulla superficie dell’acqua, sono solo un piccolo sintomo di un problema più profondo: l’inquinamento chimico dell’acqua a causa degli sversamenti di idrocarburi, sia per i grandi incidenti ambientali quali collisioni, avarie e affondamenti di barche, traghetti e di petroliere, ma anche di quelli accidentali provocati ad esempio da imbarcazioni da diporto e pescherecci nelle manovre cosiddette «operazionali» come la pulizia delle acque di sentina, il rifornimento della barca e la manutenzione del motore.Secondo dati di ISPRA, ogni anno finiscono circa 600.000 tonnellate di petrolio nel mar Mediterraneo. L’inquinamento chimico prodotto dagli sversamenti accidentali di idrocarburi causa problemi diretti sull’ecosistema e sull’ossigenazione dell’acqua. L’Enciclopedia britannica sostiene che gli sversamenti, messi insieme, causino ogni anno il riversamento nelle acque di una quantità di petrolio compresa fra i 3,5 e i 6 milioni di tonnellate. Il problema è che basta un singolo litro di petrolio per inquinare un milione di litri di acqua.Gli idrocarburi che finiscono in acqua creano problemi di intossicazione e di invischiamento nei grossi animali, perché fisicamente ci si trovano in mezzo. Dai grossi vertebrati, si arriva fino ai piccolissimi invertebrati che restano uccisi per avvelenamento. Questi ultimi, una volta mangiati, finiscono all’interno delle reti alimentari: per gli effetti conosciuti di bioaccumulo, infatti, gli animali con cicli vitali più lunghi e taglie più grosse si nutrono di organismi contaminati, accumulando nei loro tessuti grandi concentrazioni di queste sostanze. In sintesi, l’inquinamento da idrocarburi ha effetto a tutti i livelli delle reti trofiche e dunque nell’intero ecosistema marino. Ecco perché anche per difendere la Posidonia, ed in generale la ricca biodiversità dei nostri mari, è importante sollevare questo problema per promuovere comportamenti più virtuosi, tanto a terra quanto in navigazione. E le spugne per la barca Anywave cosa sono e come funzionano?Si tratta delle spugne FoamFlex200, brevettate e sviluppate dall’azienda italiana T1 Solutions e promosse da LifeGate nell’ambito della Water Defenders Alliance che le sta proponendo a porti e diportisti grazie al supporto delle aziende Water Defenders. Queste spugne rappresentano una soluzione particolarmente innovativa e sostenibile, decisamente più efficace delle soluzioni tradizionali in uso, come le panne assorbenti monouso in polipropilene, le pompe e skimmer e i disperdenti chimici.La scelta di questo materiale è dovuta alle sue caratteristiche e performance, in particolare:sono spugne formulate in poliuretano espanso a celle aperte con caratteristiche idrofobe al 95% e idrofile al +99%, ovvero respingono l’acqua fino al 95% e assorbono l’olio fino a oltre il 99%;le caratteristiche di queste spugne sono nate intrinsecamente al prodotto, quindi non con trattamento esterno che produrrebbe un calo delle caratteristiche dopo i primi utilizzi e un rischio di rottura del materiale;sono riutilizzabili fino a 200 volte, senza perdere le caratteristiche di assorbenza e la resistenza del materiale che dunque non si rompe in acqua;queste spugne permettono anche di ridurre notevolmente lo smaltimento di rifiuti solidi a terra, rispetto alle panne monouso in polipropilene;consentono di stoccare gli oli raccolti che potranno essere conferiti nella raccolta degli oli esausti;non rilasciano sostanze nocive nell’ambiente poiché il materiale in poliuretano espanso a celle aperte è resistente e non si rompe in acqua a differenza delle panne in polipropilene;essendo idrofobe al 95% e oleofile al +99%, le spugne permettono di recuperare fino alla totalità degli idrocarburi raccolti, se utilizzate tempestivamente e in condizioni metereologiche favorevoli, potendoli poi conferire nella raccolta degli oli esausti.Le spugne hanno diverse certificazioni, nazionali e internazionali, sono anche iscritte nell’albo dei prodotti assorbenti del Ministero italiano dell'ambiente e della sicurezza energetica come prodotto inerte che non rilascia sostanze nocive nell’ambiente. Questo brevetto ha anche ricevuto molti premi e riconoscimenti ed è stata oggetto di due pubblicazioni scientifiche, tra cui “Experimental Characterisation and Field Experience of a Reusable, Modified Polyurethane Foam for the Mechanical Clean-Up of Oil Spills on the Sea Surface” pubblicato sul Journal of Maritime Engineering a cura di Hamburg Technological Institute (TUHH) e l’Oceanographic University of Las Palmas (ULPG). Quali sono gli obiettivi che vogliamo raggiungere?Gli obiettivi generali del progetto proposto sono:Proteggere la Posidonia oceanica, la pianta marina che versa nelle condizioni di conservazioni più critiche nel mar Mediterraneo;Recuperare in Liguria e in Toscana, aree degradate con tecniche a basso impatto ambientale, utilizzando metodi dell’ingegneria naturalistica, materiale completamente biodegradabile e senza ricorrere all’espianto di talee da praterie già esistenti ma utilizzando quelle già eradicate per fenomeni naturali (mareggiate) e/o attività antropiche (ancoraggi, pesca …);Percentuale di sopravvivenza media delle piante trapiantate in Liguria e in Toscana almeno del 50%;Monitorare lo stato di salute dei tre grandi posidonieti pugliesi per aggiornare i dati a disposizione della scienza e per comprendere eventuali minacce e cause da rimuovere;Accelerare il recupero naturale delle praterie degradate, che potrebbe richiedere decenni o secoli, laddove le cause di regressione siano state rimosse;Comunicare e coinvolgere la società civile affinché ci sia una reale comprensione dell’importanza della Posidonia, della necessità di proteggerla e sul ruolo attivo che ognun* di noi ha e può avere in questa sfida di difesa della biodiversità Cosa puoi fare tu?Il mare per noi italiani è identitario e fruirne, sia per diletto che per attività economiche come la pesca, è irrinunciabile ma possiamo farlo meglio, a beneficio proprio della risorsa, la Posidonia, che tanto ci offre. Pensiamo anche al patrimonio economico diretto e indiretto che queste praterie ci offrono, è un interesse di tutte e tutti proteggerle. Ecco perché, laddove ci sono delle praterie di Posidonia, è bene evitare ad esempio:di ancorare sui fondali: le ancore possono strappare via in pochi secondi persino intere piante, “ferendo” per anni quella prateria che ci metterà moltissimo tempo a rigenerarsi data la crescita lenta di questa pianta.di fare pesca a strascico: il posidonieto è una “nursery” per moltissimi specie, quindi una ricchezza in termini di fauna marina enorme che è proprio risorsa e patrimonio del settore della pesca. Evitare di degradare le praterie è dunque un’azione che va in favore della tutela stessa della pesca.Se ti piace fare immersioni o snorkeling e incontri un posidonieto, utilizza le app di citizen science, come iNaturalist, per supportare la ricerca offrendo dati che possono contribuire ad arricchire la conoscenza, lo stato di salute e la ricchezza del nostro patrimonio sommerso. Se ti piace navigare, hai una barca da diporto, la noleggi per le tue vacanze o conosci qualcuno che la possiede, puoi farti promotore dei concetti di navigazione sostenibile definiti nel decalogo del “responsabile ecologico” a bordo di Anywave.Inoltre, privilegia l’uso di imbarcazioni a vela, così da ridurre l’impatto sulla navigazione alimentata da idrocarburi e farti portavoce delle misure che si possono, e devono, adottare per prevenire ed assorbire eventuali sversamenti accidentali che si verificano frequentemente durante le manovre cosiddette “operazionali” come la pulizia delle acque di sentina, il rifornimento della barca e la manutenzione del motore. Oggi le soluzioni ci sono, scopri di più su waterdefenders.it e le spugne promosse, riutilizzabili fino a 200 volte, in grado di prevenire e assorbire gli sversamenti accidentali di idrocarburi.Se vuoi sostenere il progetto Foresta Blu, puoi acquistare in tutti i punti vendita di Coop una pianta Sanseveria: un euro del suo ricavato sarà devoluto a sostenere e a far crescere queste importanti iniziative a protezione e ripristino dei posidonieti italiani.Inoltre, segui tutti gli aggiornamenti del progetto su coop.it/forestablu.