Legalità nella filiera: il modello etico di Coop Torna alla pagina I diritti umani nelle filiere agroalimentari Il rispetto dei diritti umani nelle filiere agroalimentari è una sfida urgente e complessa. Dietro al cibo che arriva sulle nostre tavole si nascondono ancora sfruttamento e irregolarità che coinvolgono migliaia di lavoratori. Coop affronta queste criticità promuovendo iniziative concrete per costruire filiere più giuste, trasparenti e rispettose dei diritti di chi lavora. Oltre il caporalato: i volti dello sfruttamento Il tema dei diritti umani nelle filiere agroalimentari è sempre più urgente e drammatico e si presenta in realtà sotto varie forme, di cui il caporalato è l’apice eclatante, ma non l’unico. Esistono infatti varie modalità di sfruttamento e lavoro grigio che colpiscono in particolare il settore agricolo, considerato per le sue peculiarità ad alto rischio di violazioni. E tali violazioni colpiscono in modo persistente l’intero territorio italiano, non essendo di per sé l’italianità della filiera garanzia di assenza di rischio. In realtà uno dei più recenti confronti internazionali in materia colloca il nostro Paese su tassi di irregolarità superiori alla media europea e di fatto assimilabili a quelli di Grecia e Francia. Una legge necessaria, ma poco efficace Finora i tentativi governativi di introdurre più controlli nelle filiere agroalimentari e renderle più trasparenti hanno avuto scarsi risultati. La Legge del 2016, nota anche come Decreto Caporalato, ha istituito, tra le altre cose, la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità; iniziativa del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF), del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Di fatto, si tratta di un elenco gestito dall’Inps, a cui possono aderire le aziende con comportamenti corretti. Tale iscrizione, sulla carta, dovrebbe generare agevolazioni burocratiche e maggiori possibilità di accedere a finanziamenti pubblici. Ma non sembra aver ottenuto l’obiettivo sperato e sono davvero poche le aziende che si sono iscritte. Report OIIDU: sensibilità in aumento, ma l’impegno concreto va consolidato Un recente report sul tema è stato realizzato dall’Osservatorio italiano imprese e diritti umani - OIIDU (giugno 2025) e si è concentrato sul comportamento sia di grandi imprese alimentari (sono 30 le imprese monitorate) che delle più importanti catene della moderna distribuzione (18 sotto osservazione). Ne viene fuori un quadro variegato, dove, se si evidenziano discreti livelli di consapevolezza, si tende però a parlare più genericamente di “sostenibilità” che di “diritti umani” e comunque solo una minoranza di imprese mostra una capillare attenzione sul tema. Coop, una scelta chiara: agire sui diritti Coop viene citata espressamente nel report in particolare per i passi in avanti compiuti in tema di uguaglianza di genere nelle filiere agroalimentari, anche rispetto al Rapporto Oxfam 2020 che pure le riconosceva un primato sulla materia rispetto ad altre sigle della grande distribuzione. Viene ricordato che nell’ambito della campagna “Close the Gap” nel 2021 l’adesione formale ai Women’s Empowerment Principles (WEP) promossi dalle Nazioni Unite, impegna Coop a ridurre il divario di genere lungo le proprie filiere e, infatti, a partire da una sperimentazione realizzata tra il 2021 e il 2022 con Oxfam e il coinvolgimento delle strutture territoriali, tra le quali Caritas, è stato avviato un percorso formativo pilota rivolto alle lavoratrici agricole di sei filiere ortofrutticole a marchio Coop, coinvolgendo circa 280 donne. Nel 2024, questa esperienza si è evoluta in un vero e proprio format di e-learning, sviluppato da Coop e Oxfam con il supporto di Scuola Coop e ora offerto al management di tutte le aziende fornitrici di prodotto a marchio Coop (circa 800). Le aziende fornitrici che hanno scelto di aderirvi hanno così beneficiato di una formazione specifica volta a aumentare la consapevolezza per contrastare i divari di genere nella propria filiera.